Per il mese di marzo andiamo alla scoperta di un nuovo itinerario di santità, ci spostiamo al nord d’Italia, raggiungiamo la città di Torino, profondamente segnata dalla spiritualità salesiana e dalla figura di don Giovanni Bosco. Nella zona nord-ovest di Torino, entriamo nel quartiere Valdocco, per visitare la basilica di Santa Maria Ausiliatrice, dove è custodito il corpo di uno dei santi più giovani e luminosi della tradizione cristiana: San Domenico Savio.
La sua storia è quella di una santità vissuta nel quotidiano. Nato nel 1842 e morto a soli quindici anni, Domenico era ragazzo tra tanti, con i sogni, le amicizie e le difficoltà della sua giovane età. Eppure, proprio nella vita di ogni giorno seppe vivere il Vangelo, trasformando l’amicizia, lo studio e il gioco in un cammino di fede. A San Giovanni di Riva, suo paese natale, Domenico incontrò Don Bosco a soli dodici anni. Quel giorno segnò l’inizio del suo cammino spirituale. Era un ragazzo come tanti: studente, vivace, pieno di amicizie. Ma dentro la vita quotidiana dell’oratorio imparò a coltivare un desiderio radicale di bene, riassunto nella frase che lui stesso scelse come programma di vita: «La morte, ma non peccati». Don Bosco lo descrisse come un ragazzo capace di contagiare gli altri con la sua serenità e con il suo desiderio di fare sempre il bene.
Morì giovanissimo; eppure, la sua breve vita lasciò un segno profondo in tutti coloro che lo avevano conosciuto. Oggi le sue spoglie sono custodite nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice, uno dei luoghi più significativi della spiritualità salesiana. La basilica, voluta e costruita da Don Bosco nella seconda metà dell’Ottocento, è dedicata a Maria Ausiliatrice, la Vergine che il santo torinese considerava guida e sostegno della sua missione educativa. Tra le cappelle laterali, accanto alle reliquie di Don Bosco e di altri santi della famiglia salesiana, si trova anche il corpo di Domenico Savio. Davanti alla sua urna molti giovani si fermano ancora oggi in preghiera.
Tra le devozioni più belle legate alla figura di San Domenico Savio c’è quello che viene chiamato “abitino”, un piccolo oggetto di devozione che rimanda a un episodio toccante della sua vita.
Nel 1856, quando sua madre si trovava in gravi difficoltà durante la gravidanza, Domenico chiese di poter tornare a casa. Una volta giunto a Mondonio, riuscì a salire nella stanza della madre, la abbracciò e, senza dire nulla, le lasciò al collo un piccolo segno: un nastro con un frammento di stoffa, confezionato come un abitino. Poco dopo, in modo inatteso, i dolori cessarono e la situazione si risolse senza complicazioni, permettendo anche alla bambina di nascere serenamente.
Domenico attribuì tutto all’intercessione della Vergine Maria e, prima di morire, raccomandò alla madre di conservare quell’abitino e di donarlo ad altre donne in difficoltà, come gesto di fiducia e di carità, senza mai trarne alcun vantaggio.
L’itinerario di questo mese ci invita dunque a scoprire una santità che nasce tra i banchi di scuola, nei cortili dove si gioca e nelle amicizie della vita quotidiana. A Torino, la storia di Domenico Savio continua a ricordarci che la santità non è necessariamente fatta di gesti straordinari, ma può prendere forma nella semplicità di una vita vissuta con cuore limpido e con grande fiducia in Dio.
BASILICA SANTA MARIA AUSILIATRICE
DOVE: Via Maria Ausiliatrice, 32, 10152 Torino TO
CONTATTI: 011 52241
ORARI: aperta tutti i giorni dalle ore 6.30 alle 13.00 e dalle ore 14.00 alle 19.00. Sabato dalle ore 7.00 alle 19.00 e domenica dalle ore 7.30 alle ore 22.00.
Sara Alessandrini, Catholic Travel Blogger - Religiosi Per saperne di più: www.saralessandrini.it
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