Il Parco culturale ecclesiale “Terre di Pietra e d’Acqua” ha avviato nel territorio dell’Archidiocesi Spoleto-Norcia un’azione di valorizzazione di un cammino storicamente importante come la Via Romana-Lauretana, con una particolare attenzione al tracciato più antico e documentato, quello della Via della Spina, attualmente non transitata dai pellegrini, perché priva dell’infrastruttura fondamentale (segnaletica, servizi di ospitalità) e perché carente, ma non priva, di vie sterrate.
A tal fine è stato costituito un gruppo di lavoro presso l’Archivio di Stato di Perugia - Sezione di Spoleto dove le altissime competenze degli archivisti si confrontano con le conoscenze di esperti di cammini, storici dell’arte, professionisti del marketing territoriale. Il ruolo delle comunità di riferimento è infatti fondamentale, affinché un cammino non sia una mera operazione di facciata, ma viva, sia percorso e sia accogliente.
La prima testimonianza della considerevole diffusione del culto della Santa Casa di Loreto risale al 1336, ma il culto per la Madonna di Loreto aumentò moltissimo a partire dalla seconda metà del XV secolo.
Quando oggi si parla di Via Lauretana si intende normalmente la Via che da Siena arriva ad Assisi e poi, attraverso Colfiorito, a Loreto. Accanto a questa ci sono in Italia e in Europa molti cammini lauretani, perché tante erano le strade che i pellegrini hanno percorso nei secoli per arrivare a Loreto dalle più disparate parti d’Europa. E la Via Lauretana doveva necessariamente ricongiungersi con il centro della cristianità: era la ben nota Via Romana Lauretana, ad oggi bisognosa di valorizzazione.
Uno dei flussi peregrinatori che proveniva da Roma, raggiungeva Loreto tramite l'antica Via della Spina che da Spoleto attraversava il Passo d'Acera, appodiato di Campello; giungeva poi a Cammoro, a S. Lazzaro, risaliva a Verchiano, a Popola e Cesi, e aggirando il monte Trella arrivava a Plestia, ovvero al confine umbro; questa via di grande rilevanza in epoca longobarda non venne mai dismessa fino a tutto il ventesimo secolo.
Si trattava della cosiddetta Via dritta (o Via recta) fra Roma e Loreto-Ancona, che percorreva sentieri di crinali identificati con la Via della Spina e transitava per Camerino-San Severino-Recanati-Loreto. Una via tanto antica che la tradizione afferma che l’apostolo Pietro l’avesse attraversata partendo da Roma per andare ad evangelizzare i Piceni.
Le caratteristiche di questi territori attraversati dalla Via della Spina facevano sì che essa avesse avuto fin da tempi lontani un altissimo valore di collegamento per le attività dell’allevamento soprattutto degli ovini, per cui “tutto il complesso viario imperniato sulla Strada era ciclicamente battuto dai transumanti nei loro periodici spostamenti tra le aree montane dell’Appennino umbro-marchigiano e le lontane pianure del Patrimonio” (cfr. Luigi Rambotti “Spina, la sua strada e altro ancora” in Spina e il suo territorio, anno 2013).
Quando agli inizi del XV secolo si svilupparono i traffici lungo la Via della Spina, sulla quale non transitarono più solamente le greggi, ma anche mercanti e pellegrini, gli abitanti compresero che andavano realizzate strutture e servizi per i viandanti: l’apertura di osterie, ospizi e officine, la costruzione di chiese e edicole sacre caratterizzarono sempre di più la Via della Spina.
Ed è per tale ragione che la Via della Spina ha oggi il grande vantaggio, fondamentale per un cammino storico, di proporre ad ogni passo svariate testimonianze dell’uso da parte di pellegrini e viandanti nei secoli. Il transito dei pellegrini è attestato dalla presenza della cappella votiva (o edicola) della Madonna di Loreto a Piedicammoro ex hospitium per pellegrini e viandanti di S. Spirito, molto frequentata fin dal tardo Medioevo; i pellegrini hanno lasciato sulle pareti della cappella diversi graffiti, alcuni dei quali del sec. XV e XVI.
Il 22 novembre di quest’anno, in una giornata nevosa e bellissima, il Parco culturale ecclesiale “Terre di Pietra e d’Acqua” ha organizzato con un folto gruppo di partecipanti una uscita lungo la Via della Spina, raggiungendo il castello di Cammoro (980 mt. slm) e la cappella votiva di Piedicammoro dove si sono potuti osservare i graffiti e le iscrizioni degli antichi pellegrini (anche tedeschi e fiamminghi) che nel 1500 lasciavano testimonianze ancora intatte e leggibili dagli esperti di paleografia "Dio aiutami e fammi la grazia di poter terminare il pellegrinaggio a Roma entro il 16 ottobre 1585". Alla parete anche l’affresco con l’immagine della Madonna di Loreto rappresentata secondo una iconografia molto antica, a testimonianza della storicità di questo itinerario transappenninico di transumanza e pellegrinaggio.
Testo e foto di Andrea Trevisi - Parco culturale ecclesiale “Terre di Pietra e d’Acqua”