UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DEL TEMPO LIBERO, TURISMO E SPORT
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

PSL: la Pace in Cammino

Giustizia e Pace al centro delle riflessioni della Route estiva 2026
11 Settembre 2026

La pace è un cammino. Lo testimoniano i partecipanti alla Route 2026 organizzata dall’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI. Dal 24 al 29 agosto giovani provenienti dal Progetto Policoro, da alcuni seminari e dalle diocesi hanno percorso a piedi il cammino che da Cuorgnè, nel torinese, porta al Santuario di Oropa. Hanno attraversato i territori diocesani di Torino, Ivrea e Biella. Ogni giorno hanno percorso circa 20 km a piedi e nel pomeriggio si sono fermati a riflettere sulla dottrina sociale della Chiesa.

Al centro la pace e la giustizia, a partire dalla Nota pastorale della CEI Educare a una pace disarmata e disarmante, dall’esortazione apostolica Dilexi te e dall’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV. Ha guidato le giornate il messaggio del Sal 85,11: «Giustizia e pace si baceranno». Le testimonianze sono state splendide: il gesuita padre Guido Bertagna ha raccontato storie di giustizia riparativa; il dott. Bruno Lamborghini ha presentato la visione di fabbrica di Adriano Olivetti a Ivrea; Elide Tisi, responsabile della Caritas diocesana di Torino, ha narrato la carità dei santi sociali torinesi e ha invitato a leggere le odierne povertà sociali; il prof. Ernesto Preziosi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, infine, ha presentato la figura della beata Armida Barelli e il suo impegno in favore della partecipazione democratica delle donne. Storie che hanno attualizzato le riflessioni del magistero sociale. Non è difficile immaginare quanto le questioni della pace, dell’economia, del lavoro, della povertà e dell’educazione abbiano toccato sul vivo i giovani presenti, curiosi di animare il dibattito con domande e approfondimenti.

Il clima sereno tra i partecipanti ha favorito la discussione durante il cammino, fianco a fianco sui sentieri sterrati. Ogni tappa ha raggiunto luoghi significativi: Vidracco con la presenza della Federazione di Damanhûr; Ivrea, città Unesco per alcuni edifici progettati dalla famiglia Olivetti, con la tomba di mons. Luigi Bettazzi, vescovo profeta di pace; Graglia e Oropa con i loro celebri santuari. Ci si è sentiti ospitati dalla freschezza dei boschi di castagni e di faggi. Dal punto di vista naturalistico sono rimasti nel cuore passaggi bellissimi, come l’antico ponte a schiena d’asino che lascia alle spalle la valle dell’Orco, i boschi della Valchiusella fin sui crinali della valle della Dora, la foresta della Serra Morenica dopo Ivrea, la suggestiva chiesa di santo Stefano di Sessano, in stile romanico canavesano, da dove ammirare lo skyline della città eporediense, la salita sull’antica mulattiera nella valle del torrente Elvo tra malghe, boschi e abitazioni sparse. Tra l’altro, il gruppo ha toccato con mano la crisi climatica in corso. A fine agosto i paesaggi dei boschi piemontesi assumono i colori autunnali: le piante soffrono la siccità, perdono le foglie e i frutti scarseggiano. Gli alberi si difendono dal caldo rinunciando al verde fogliame. Le ultime ore di cammino sono state accompagnate da una pioggia battente, che ha accelerato il passo verso il maestoso santuario di Oropa. L’arrivo sul far del mezzogiorno di venerdì 28 agosto è stato salutato da nuvole basse, umidità e fresco. Una benedizione. A 1200 di altitudine si è respirato freschezza, un toccasana nella torrida estate odierna. La preghiera ha scandito ogni tappa: le soste nelle chiese per le lodi mattutine, i vespri serali e la santa Messa nella Basilica antica di Oropa sono stati espressione di gratitudine e di stupore.

La formazione delle giornate ha avuto come centro la dottrina sociale della Chiesa, che Leone XIV definisce «un patrimonio di saggezza, ove troviamo principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire» (MH 3). I giovani hanno capito che la DSC è capace di illuminare le scelte. Le res novae del nostro tempo non sono solo temi innovativi quali l’IA, la robotica, l’energia, ma anche domande scomode e provocatorie: la pace è riarmo? Come abitare i conflitti che viviamo e trasformarli in convivenza pacifica? Come uscire dalla povertà relazionale che si illude di servirsi della guerra per ottenere la pace? Come rimuovere le cause della povertà? Come educare a un’economia della condivisione? Papa Leone evidenzia un cambio di paradigma in corso per la «preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale» (MH 190).

Tutto ciò mette in discussione i criteri etici che finora hanno portato a limitare il più possibile l’uso delle armi. Ecco perché le scelte di riarmo non possono essere la normalità. Preoccupano i visibili segni di educazione alla guerra: la globalizzazione dell’indifferenza per le vittime civili, l’escalation di spese militari, il ritorno di slogan usurati quale «Se vuoi la pace, prepara la guerra!», il silenzio sulle conseguenze ecologiche del riarmo, i nazionalismi di ritorno, la violenza manifestata in tutte le occasioni, le religioni arruolate per portare acqua al mulino di interessi particolari… Educare alla pace, invece, parte dalla consapevolezza che la difesa non coincide con la guerra e il riarmo. In questa stagione si avverte l’urgenza di una presenza profetica nella società attraverso scelte condivise: il servizio civile, lo sciopero, la disobbedienza civile, il boicottaggio, la non cooperazione, l’obiezione di coscienza, le banche libere da commerci armati. Sono solo alcuni strumenti nonviolenti che si aggiungono all’invito di Leone XIV a fare la nostra parte perché si rafforzino le vie della pace: disarmare le parole, costruire la giustizia sociale con la denuncia e l’impegno, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo, la diplomazia e il multilateralismo, non smettere mai di pregare e sperare.

Una settimana lungo i sentieri alpini verso Oropa ha rimesso in moto tutti. La condivisione della lentezza di salite e discese mista alla volontà di procedere al passo degli altri ha generato sintonia. Un pellegrinaggio abitato dalla stessa premura di Maria intenta a visitare la cugina Elisabetta. Esistenze gravide di futuro che si incontrano. Quando si cammina succede qualcosa di analogo. La strada permette di conoscersi e di conoscere. Gli incontri sui sentieri non lasciano le cose come prima. La pace è in cammino.

di Bruno Bignami, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro