UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DEL TEMPO LIBERO, TURISMO E SPORT
DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Roberto Mauri, Sport e Pastorale

Percorsi e nuovi schemi di gioco
26 Luglio 2023
Occorre con onestà ammettere che la pastorale - nell’affrontare il rapporto con lo sport - ha spesso sbagliato misura: verso l’alto, eccedendo nel contrapporre una visione etica ideale dello sport e le molteplici ‘tentazioni’ e ‘corruzioni’ da cui guardarsi; verso il basso, nel sistematico tentativo di far convivere la concreta pratica sportiva con la vita parrocchiale o dell’oratorio, limitandosi a fornire indicazioni operative di buon senso. Senza tralasciare tentazioni di strumentalizzazione dello sport a fini aggregativi e di consenso.

Il nuovo testo Sport e pastorale (ed. Tau, 2021) intende offrire una rilettura critica ed innovativa del rapporto della pastorale con lo sport, segnalando il suo ritardo nel comprendere le trasformazioni del fenomeno sportivo. A lungo, infatti, per tutto il XX secolo e fin oltre lo stesso Concilio, la pastorale ha proceduto secondo un paradigma adattativo, senza sviluppare una visione ed una adeguata concettualizzazione dello sport in chiave pastorale, limitandosi a considerarne le valenze ludico-ricreative.

La pastorale dello sport si trova oggi nella necessità di ripensarsi e ripartire su nuove basi, al di là del tradizionale approccio etico-pedagogico allo sport. La sfida è quella del lasciar(si) andare, giocato sulla leggerezza che ti solleva oltre l’ostacolo, oltre la logica del controllo e giudizio. Il cambio d’epoca che investe l’azione pastorale chiede una coraggiosa rilettura profetica del dialogo pastorale con lo sport, ovvero un discernimento attento delle scelte operate, dei risultati attesi rispetto a quelli raggiunti, con rispetto e gratitudine per l’impegno profuso ma senza timidezze o reverenziali timori. Così facendo questa nuova pastorale sportiva può divenire segno fertile per la pastorale nel suo insieme, una palestra di buone prassi che inneschi processi contagiosi di cambiamento nell’intero corpo ecclesiale.

L’autore, psicologo e formatore di lunga esperienza in campo ecclesiale e sportivo, si propone di andare al di là delle retoriche educativo-pastorali dal sapore autocelebrativo, suggerendo nuove possibili prospettive e ‘schemi di gioco’. Il testo presenta una serie di riflessioni e indicazioni in questa prospettiva, evidenziando i principali snodi e le fasi in cui si è sviluppata l’azione pastorale verso lo sport, per coglierne i passaggi più delicati e le modalità con cui sono stati affrontati.

Il testo non si limita al pur doveroso richiamo ai documenti ecclesiali prodotti sul tema ma allarga la visuale, prendendo in considerazione la deriva strategica, ovvero il progressivo distacco e ritardo strutturale realizzatosi nel tempo tra pastorale e sport, mettendone in evidenza fattori, possibili cause ed effetti conseguenti. A questo proposito, la pastorale viaggia ad una velocità (ideativa, formativa, organizzativa) sistematicamente più lenta rispetto al ritmo in cui lo sport va trasformandosi. Il rischio per la pastorale è quello di rivolgersi ad uno sport inattuale, parlare in termini di ‘sport moderno’, quando lo sport è già andato oltre, già diventato ‘post moderno’.

Il testo prende dunque in serio esame l’esigenza di cambiare approccio pastorale, o ‘schemi di gioco’, restando nella metafora sportiva. Se la pastorale dello sport vuole realmente passare dal giocare in difesa e ‘ordinare il passato’ ad un gioco proattivo ed orientato al futuro, dare voce al desiderio e non solo rispondere ai bisogni, privilegiare la ‘profezia’ sulla ‘norma’, deve elaborare nuove visioni, cambiare linguaggio, aggiornare il proprio immaginario. Un cambio di paradigma necessario, dunque, ben esemplificato da quanto successo nel salto in alto, con il passaggio dal ‘salto ventrale’ a quello ‘dorsale’ alla Fosbury, La futura pastorale verso lo sport (e più generale), si trova a scegliere se continuare a ‘saltare’ nella logica dello sforzo e del ‘controllo’ della potenza muscolare, oppure accogliere la sfida del lasciar(si) andare, giocata sulla leggerezza e la flessibilità che ti solleva oltre l’ostacolo. Si tratta di innescare un autentico processo di conversione, capace di andare oltre un cambiamento semplicemente ‘programmatico’ per attivare un cambiamento ‘paradigmatico’.

‘Sport e pastorale’ illustra cosa significa e come procedere se davvero si intende cambiare lo schema di gioco, e magari qualche regola del gioco in atto tra pastorale e sport, con coraggio e creatività. Il testo illustra dunque un cambio di paradigma, ovvero passare da un approccio sportivo-pastorale resiliente (“ce la faremo”, “supereremo la crisi”) ad un paradigma diverso, antifragile (gestire l’incertezza, attraversare la crisi), liberando una serie di possibilità mai immaginate ma sempre più urgenti. Così facendo, affrontare le nuove sfide poste dal rapporto tra sport e pastorale diventano un buon terreno di gioco per consentire alla Chiesa di riflettere sul suo rapporto con la realtà post moderna e più ancora con il futuro: la vicenda della pastorale dello sport e le difficoltà da essa incontrate sono un esempio della pastorale nel suo insieme di rinnovarsi ed aprirsi al cambiamento, andando ben oltre l’ennesima rielaborazione di progetti e programmi.

Questo cambio di paradigma richiede alla pastorale di fare un passo indietro ed uno avanti: da un lato rinunciare alla pretesa di ‘certificare’ il valore dello sport ed ‘educare lo sport ad essere educativo’; dall’altro approcciare lo sport secondo la prospettiva dell’Incarnazione, ovvero viverlo pienamente dal di dentro, accoglierne l’essenza, così che la persona sperimenti nell’esperienza sportiva la tensione tra il ‘già e non ancora’. In breve, accogliere e considerare lo sport come una delle più fertili ‘parabole’ contemporanee, diventare una pastorale ‘ad immagine e somiglianza dello sport’ per rendere lo sport ‘immagine e somiglianza di Dio’.